La Storia della Birra

A differenza di quanti molti possano immaginare: La birra non è stata inventata!
Ci troviamo nel 10.000 A.C. nella Mezzaluna Fertile, precisamente in Mesopotamia, dove secondo un’antica leggenda fu una donna sbadata che dopo la raccolta dei cereali, li dimenticò alle intemperie in un’anfora. La pioggia che cadde riempì quest’ultima bagnando i semi ed innescando, in maniera del tutto casuale, la fermentazione dando vita ad una sostanza liquida dolciastra che è piaciuta subito all’uomo per il benessere fisico ed emotivo che rilasciava, spingendolo a specializzarsi nella sua produzione.
Per cui secondo la leggenda, la birra è DONNA!
In realtà volendo realisticamente dare una data alla nascita della bevanda alcolica più diffusa al mondo, possiamo collocarla fra il 5000 ed il 4000 A.C. ed attribuire questi meriti ai SUMERI.
Infatti, il primo documento che prova l’esistenza della birra, ad opera di questo popolo, è una tavoletta di terracotta denominata “MONUMENT BLEU”, conservata nel museo parigino del Louvre. Dalla traduzione dei simboli trovati su questa tavoletta si evince che tra i doni offerti alle divinità ci fosse anche la birra.
Esistevano già diversi tipi di birra: quella ordinaria si chiamava Bi-Du e si utilizzava per pagare il salario degli operai (3 litri al giorno); la Niud, più dolce, era riservata alle donne.
Dopo la caduta dell’impero sumero nel 2000 A.C. la Mesopotamia divenne terra dei BABILONESI, che assorbirono la cultura e l’arte di produrre birra; le testimonianze ci dicono che questa popolazione ne produceva ben 20 varietà. Di cui 8 di puro frumento, 8 di puro orzo e 4 derivate da una mistura di vari cereali.
A quel tempo la birra era torbida e non filtrata, perciò veniva bevuta con la cannuccia, per evitare che i residui molto amari si depositassero sulle labbra.
La birra fu persino esportata in Egitto, ad oltre 1000 km di distanza, e tale fu la sua importanza nella società babilonese che il re Hammurabi, nel suo famoso codice (noto anche per le pene  dell’occhio per occhio) intorno al 1792 a.c. emanò la prima legge scritta in cui viene regolamentata anche la produzione e l’uso della birra. Nel suo codice, Hammurabi, oltre alle pene previste per chi produceva la birra contro le norme, stabiliva il prezzo della birra a litro rispetto al valore del cereale utilizzato e stabiliva la quota massima di birra concessa giornalmente agli abitanti, che variava, a seconda della classe sociale, dai 2 ai 5 litri.
In EGITTO si attribuisce la scoperta della birra ad Osiride, protettore dei morti, legando la bevanda all’immortalità. A tal riguardo, i più ricchi si facevano costruire veri e propri birrifici in miniatura nelle loro tombe. Le stesse tasse venivano pagate con anfore di birra. Questa veniva chiamata Zythum. L’importanza della birra nell’antico Egitto fu tale che spinse gli scriba a coniare un nuovo geroglifico che indicava il “mastro birraio”.
In GRECIA la birra arriva grazie ai Giochi Olimpici, ma non viene mai prodotta, sia per la presenza del vino che per l’impossibilità di avere coltivazioni d’orzo. Il consumo della bevanda da parte dei greci viene confermata anche da Senofonte nella sua Anabasi. Infatti parla di una bevanda molto forte allungata con acqua e bevuta attraverso delle canne lunghe, con le scorze d’orzo che galleggiano sulla superficie.
In ITALIA furono gli Etruschi i primi a bere e produrre birra (“pevakh”) contagiando anche i Romani. Seppur era netta la predominanza della cultura vinicola, ragguardevoli personaggi della loro società diventarono accaniti sostenitori della birra, come ad esempio Agricola, governatore della Britannia, che una volta tornato a Roma nell’83 dopo Cristo si portò tre mastrobirrai da Glevum (l’odierna Gloucester) e aprì il primo “pub” della nostra Penisola.
Tra i cosiddetti popoli barbarici si trovavano i più strenui bevitori di birra, i Germani e i Celti.
I CELTI si erano stanziati principalmente in Gallia e in Britannia, ma la loro straordinaria civiltà, venne sviluppata principalmente nella verde Irlanda.
Per l’IRLANDA, addirittura, esiste una leggenda nella quale si narra che il paese conquistò la propria libertà, solo quando l’eroe Mag Meld riuscì a strappare ai perfidi mostri Fornoriani il segreto della fabbricazione della birra, la bevanda che li rendeva immortali (ne dovevano bere veramente tanta di birra per fare certi ragionamenti!!!).
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente ci furono le invasioni barbariche che portarono verso il centro europa usi e costumi dei popoli del nord Europa, compreso la Birra . Il potere era saldamente in mano alla Chiesa e alla Nobiltà . Visto che la seconda era dedita al consumo del vino, la Chiesa diventò produttore principale della birra e detentrice dell’arte brassicola, concedendo la produzione ai privati solo con una tassazione molto elevata.
Prima che fosse introdotto il luppolo, l’unico prodotto che veniva usato che amaricare la birra era il GRUIT. La formulazione di tale mistura di erbe e spezie non è mai stata scoperta, soprattutto per la complessità della stessa e per la volontà di eliminare ogni traccia della formula per evitare che venisse riprodotta in proprio . L’utilizzo del gruit era obbligatorio e costituiva una vera e propria tassazione sulla produzione della birra . Il Gruitrecht era il monopolista locale, in genere rappresentato dalla chiesa o dalla nobiltà . La sua figura era più quella di un esattore di tasse che di venditore di spezie.
Il Medioevo vide la birra protagonista soprattutto per merito dei monasteri, che operarono un decisivo salto di qualità nella produzione della bevanda introducendo anche alcuni nuovi ingredienti, tra i quali il luppolo.
La sua scoperta è da attribuire ancora una volta ad una DONNA: Suor Ildegarda Von Bigen , Badessa dell’Abbazia di St . Rupert in Germania, era una famosa botanica, oltre che donna di cultura in generale e fu la prima persona a scoprire le qualità antiossidanti e amaricanti del luppolo.
In GERMANIA nell’anno 1000 nacque la figura del mastro birraio e nell’Europa settentrionale la birra iniziò ad essere prodotta industrialmente. Nel 1516 venne emanato il REINHEITSGEBOT, ossia l’editto sulla purezza, nel quale era presente la codifica definitiva sulla produzione della birra: poteva essere fatta solo con malto d’orzo, luppolo e acqua (non citando ancora il lievito che iniziò ad essere utilizzato agli inizi dell’800).
In INGHILTERRA si diffusero moltissimo i pub e le birrerie, ma era ancora l’unica regione in cui non si utilizzava il luppolo.
Qui la birra diventò bevanda nazionale in quanto l’acqua usata per la sua produzione veniva bollita e sterilizzata. Ciò rappresentava una garanzia in un periodo in cui l’acqua era spesso infetta.
Nel 1620 la birra varcò l’oceano assieme ai Padri pellegrini e giunge sino alle coste AMERICANE, mentre in Europa una serie di scoperte cambiò il modo di produrla, facendo in modo di poterla produrre tutto l’anno e di conservarla più a lungo, ma si basavano tutte sul sistema di alta fermentazione.
Verso la metà del secolo scorso però furono eseguiti studi specifici sul lievito e il loro risultato fu la produzione della birra a bassa fermentazione, che oggi è di gran lunga il più praticato nel mondo.
Lo sviluppo industriale provocò agli inizi del XIX sec. un enorme miglioramento nella birrificazione; due invenzioni rivoluzionarono particolarmente il processo. La prima è il motore a vapore di James Watt e la seconda è la refrigerazione artificiale di Carl von Linde, che permise di produrre birra eccezionale anche in estate.
L’invenzione di Watt applicata al processo di birrificazione creò un nuovo tipo di Birrifici, che si autodefinirono Birrifici a vapore, mentre la refrigerazione di Linde permise di mantenere i 4-10 gradi centigradi necessari per produrre una buona lager, cosa prima attuabile solamente con l’impiego di grossi blocchi di ghiaccio o disponendo di celle fredde e profonde. L’impianto di raffreddamento di Linde fu adottato per la prima volta in un birrificio di Monaco.
Importanti scoperte scientifiche furono inoltre fatte da Louis Pasteur, che pubblicò nel 1876 un trattato sulla birra dal titolo “Etudes sur la Bière”.
Un’ulteriore scoperta va attribuita allo studioso danese Christian Hansen, che isolò una singola particella di lievito, riuscendo successivamente a riprodurne i microrganismi in una coltura artificiale, aumentandone la purezza e perfezionando il gusto della birra.
Sul piano economico va citato il forte impatto che il prezzo della birra e gli effetti di una sua seppur minima variazione; ad esempio, nel 1888 i cittadini di Monaco insorsero quando questo aumentò.
Nel 1964 in Germania i barili in legno furono sostituiti da taniche in metallo, più funzionali dal punto di vista tecnico in quanto più semplici da pulire, riempire, tappare, chiudere e trasportare.

Queste sono le origini che hanno portato, ben 12.000 anni fa, una donna distratta a creare una bevanda unica che ancora oggi è fonte di divertimento ed ispirazione (e non solo…) per tante persone.


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