Approfondimenti

Published on ottobre 20th, 2015 | by Il Birrafondaio

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L’altra metà del cielo: Intervista a Caroline Noel, Beerchef dell’associazione Le Donne della Birra

Caroline Noel, 43enne belga, è una delle fondatrici dell’Associazione Donne della Birra.

Tu sei una beerchef: da quando ‘lavori’ con la birra e come è nata la passione per questo prodotto?
Ho sempre amato la birra e la cucina. Le prime ricette le ho imparate da mia nonna, crepes, waffel, ‘carbonnades’ (spezzatino alla birra), ma ho iniziato a cucinare professionalmente solo circa 3 anni fa e per me è stato subito naturale unire le due passioni. Mi piace far conoscere la ricca cultura gastronomica e birraria del mio Paese, ma anche sperimentare nuovi abbinamenti, magari quelli che con il vino risultano difficili, come con il curry e i piatti speziati, con cui la birra risulta invece un ottimo abbinamento.

Qual è il rapporto delle donne belghe con la birra?
Una recente indagine (gennaio 2015) rivela che il 60 per cento delle belghe ha una visione positiva delle donne che bevono birra. In Belgio, anche ai tempi delle nostre nonne non era raro vedere donne che bevevano birra e le famiglie hanno sempre consumato birra durante i pasti, come si usa qui con il vino, e infatti esiste la ‘bière de table’, birra da tavola.
Prima dell’era industriale, molte donne brassavano la birra per tutta la famiglia, era chiamata ‘bière de ménage’, birra della casalinga. Dal ‘900 e soprattutto dagli anni ‘70, quando le birre industriali hanno preso il sopravvento, si è diffusa l’idea che esistessero birre da uomo e birre da donna, in genere birre industriali alla frutta molto dolci. Ma da qualche anno si assiste in Belgio al ritorno alle birre artigianali e nascono birre nuove. Le donne seguono questa tendenza e il gusto femminile va verso birre complesse, a volte molto amare, torrefatte, acide, come la mia birra preferita, la Kriek della Brasserie Cantillon, una birra a fermentazione spontanea aromatizzata alla ciliegia. Le donne belghe stanno anche rivendicando un loro posto nel mondo birrario professionale. Per fare un solo esempio, alla Brasserie Val Dieu, un birrificio tradizionale legato a una abbazia, il maestro birraio è una donna: Virginie Hazré.

Cosa noti di diverso nell’approccio con la birra da parte delle donne italiane rispetto alle belghe?
Quando sono arrivata in Italia ho subito notato che le donne bevevano molto meno che in Belgio e che bere birra era anche un po’ mal visto. Le donne preferivano un bicchiere di vino o un cocktail. Ora le cose sono cambiate e vedo molte più donne al bar con le amiche a degustare una birra, purtroppo non ovunque, nei piccoli paesi o in alcune zone del Sud è ancora piuttosto raro. Però, ormai, le donne italiane che amano la birra sono tante. Da quando abbiamo creato il gruppo su Facebook, e successivamente l’associazione, abbiamo avuto più di 800 adesioni.

Come può cambiare ed evolvere il rapporto delle aziende produttrici di birra con le donne?
Dovrebbero cambiare la comunicazione e pensare alle donne come a potenziali clienti non solo come a quelle che servono la birra ai clienti maschi. Troppo spesso le campagne pubblicitarie del settore mostrano donne poco vestite e usano il corpo della donna in modo poco rispettoso. Le donne rappresentano una fetta di mercato sempre più importante, ma se le aziende vogliono conquistarci, devono prima rispettarci!

 

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