Interviste

Published on maggio 18th, 2015 | by Il Birrafondaio

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Birra del Borgo: il “Birrificio dell’anno” raccontato dal suo creatore. A tu per tu con Leonardo Di Vincenzo

Le sue birre sono diventate uno dei simboli della “craft beer” all’italiana e solo pochi mesi fa il suo birrificio, Birra del Borgo, ha vinto il titolo di “Birrificio dell’anno” nel concorso organizzato da Unionbirrai, riuscendo a piazzare nella “zona medaglia” cinque su sette delle sue produzioni in gara. Stiamo parlando ovviamente di Leonardo Di Vincenzo, oggi uno dei volti più noti del mondo della birra artigianale italiana.

Non ce lo aspettavamo. Sicuramente in questi anni avevamo ottenuto buoni risultati, così come in altri concorsi italiani e internazionali, ma arrivare ad ottenere il premio come “Birrificio dell’anno” non lo avevamo preventivato. Una bella soddisfazione.

Due medaglie d’oro e in totale cinque podi su sette birre iscritte…

Abbiamo modificato molto il nostro modo di lavorare intervenendo sugli impianti e sulle strutture, cercando di lavorare sulla qualità, e vedere ripagato lo sforzo in questo modo ci fa capire che abbiamo preso la strada giusta.

Una delle birre che ha riscosso il maggiore successo, tra i giudici e tra il pubblico, è stata l’Equilibrista: una birra non certo semplice ma che dimostra il vostro gusto per la sperimentazione.

Questa birra ha per me un significato particolare, perché è nata tanti anni fa, ha avuto nel tempo uno sviluppo molto importante e rappresenta un’idea alla quale tengo molto, quella di unire il mondo del vino e della birra. Questo avviene sia per quanto riguarda le materie prime, 60% mosto di Duchessa e 40% Sangiovese, sia nel processo produttivo, dove le tecniche si mescolano nelle varie fasi di lavorazione.

Questa capacità di mettere insieme i due mondi sta diventando una caratteristica sempre più forte per il movimento della birra artigianale italiana. La grande tradizione vitivinicola influisce?

Credo che la grande abilità mostrata in questi anni dal mondo della birra artigianale italiana sia stata quella di cercare un’idea, la voglia di fare un prodotto che fosse riconoscibile come italiano. E non è un aspetto banale, se pensi che in molti altri Paesi ci si limita a seguire e copiare gli stili e le tendenze americane. In Italia invece si è scelta una strada diversa da subito, basta considerare l’utilizzo delle castagne. Certamente la strada che ha portato all’incontro con il vino è quella che sta avendo il maggiore successo, anche a livello internazionale. Proprio ai mercati internazionali Birra del Borgo dedica particolare attenzione.

Queste scelte produttive rappresentano un vantaggio o un limite quando proponi il tuo prodotto nel mondo?

Per noi diventa sicuramente un punto di forza. Nel momento in cui esci dai confini nazionali il parco dei competitor si allarga a dismisura. Riuscire a distinguersi con dei prodotti unici, con delle caratteristiche che effettivamente possano rappresentare in maniera concreta l’italianità, è il modo migliore per fare breccia in questo contesto.

Ci dai qualche anticipazione sui nuovi progetti?

Una delle cose che mi sta più a cuore è sicuramente quanto stiamo realizzando nella struttura del vecchio birrificio. Da quando abbiamo spostato la produzione nella nuova struttura lo abbiamo prima utilizzato come laboratorio sperimentale o aperto ad altri birrai. Poi, quasi due anni fa, lo abbiamo totalmente dismesso e quasi distrutto per poi ricostruirlo con all’interno una vasca di raffreddamento aperta e 130 botti da 225 litri (barrique) dove avviare una produzione a fermentazione completamente spontanea, andando verso il mondo dei Lambic belgi. Una bella sfida… Sicuramente, ma per vedere come andrà a finire bisognerà aspettare almeno due anni, dato che in questo tipo di fermentazione l’ingrediente principale è il tempo e non lo si può forzare. Bisogna aspettare e incrociare le dita.

Vorrei chiudere chiedendoti di un altro progetto interessante, quello che ti ha portato agli antipodi, in Australia…

Da sette mesi abbiamo lanciato Nomad, un progetto al quale stiamo lavorando con i nostri distributori locali. È un birrificio che nasce con una filosofia diversa e che si allontana molto da quella di Birra del Borgo. Non è stato facile reiventarsi completamente, puntando a produrre birre fatte solo con ingredienti australiani. Ora siamo nella fase operativa e siamo riusciti a cominciare a spedire qualcosa anche in Italia. Nel giro di un paio di mesi dovrebbe essere possibile provarle. Hai una preferita? Sì, senza dubbio c’è una birra a cui sono più legato che è la Long Trip, una Spice Saison con una tecnica di ammostamento particolare, il sour mash, molto prolungato per dare una bella acidità e una nota di freschezza. Come ingredienti utilizziamo un caffè leggermente tostato, il pepe della Tasmania e Wattleseed, un seme dell’acacia australiana e un lime tipico di quelle parti. Sarà un’esperienza interessante per i palati italiani.

leonardodivincenzo

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