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Published on agosto 20th, 2015 | by Il Birrafondaio

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Birra, Report Unionbirrai/Altis: la corsa dei microbirrifici non si ferma

I consumi di birra in Italia non crescono, le accise schiacciano il settore, ma il mondo della birra artigianale continua a conquistare spazi e i microbirrifici diventano più grandi e solidi. A tracciare il profilo del settore nel nostro Paese è il Report Unionbirrai/Altis presentato oggi al Parco della Biodiversità di Expo.

Secondo l’indagine i produttori di birra artigianale crescono, sia per fatturato (oltre il 60% dei birrifici guadagna tra i 100 mila e gli 800 mila Euro) che per dimensioni (oltre il 51% si avvale di personale a tempo indeterminato), e volumi di birra prodotti, ossia 445 mila hl in media in un anno sul territorio nazionale (pari al 3,3%degli hl totali di birra prodotti in Italia, + 2,2% rispetto al 2011). Da notare a questo proposito come la produzione media sia arrivata oggi a circa 622 ettolitri, quando solo quattro anni fa era di circa 450 ettolitri.

Le stime sono ricavate da un campione di 63 imprese, piuttosto limitato se lo si confronta con le oltre 800 censite da microbirrifici.org, ma consentono di delineare il profilo di un settore che gode di buona salute, grazie alla crescita significativa dell’indotto, dei consumi rispetto alle birre industriali, dell’export, del numero di Festival e concorsi dedicati, e al sempre più alto livello di qualità.

Il report evidenzia come questo segmento di mercato si stia facendo sempre più concorrenziale: i produttori, siano essi microbirrifici, brew pub o beerfirm dimostrano di poter espandere la propria quota di mercato sullo scenario nazionale. Ne è un effetto il dato osservato sulle dimensioni dei soggetti intervistati: quelle che erano start up solo tre anni fa sono oggi in grado di avere personale dipendente oltre che un fatturato medio (valutato in capo ai soli microbirrifici) di oltre 100 mila euro. Nei Report 2011 e 2013 oltre 1 birrificio su 2 (57,7% nel 2013 e 54,3% nel 2011) non disponeva di addetti, ricorrendo esclusivamente al lavoro dei soci di capitale; nel 2015 si assiste ad una inversione di tendenza, cala infatti la percentuale di birrifici che possono fare a meno di personale (sono circa il 49%) mentre aumenta quella che favorisce l’occupazione, apre le porte al praticantato e soprattutto non licenzia (4 imprese su 5).

Cresce mediamente anche il giro di affari, che va dai 100.000mila agli 800.000 mila Euro per il 62,8% dei (micro)birrifici, +23,4% rispetto al 2011. Anzi, tocca l’11,6% la quota di micro birrifici con fatturato intorno al milione di Euro (>800.000€).

Il report si propone di analizzare i fattori che determinano questa trend positivo e li individua nella maggiore propensione all’internazionalizzazione, l’importante ruolo svolto da fiere ed eventi soprattutto per i produttori più piccoli (per il 20% degli intervistati costituisce una quota tra il 10 e il 50% del fatturato), e l’apertura di un canale di vendita on line (che rappresenta una componente significativa del fatturato per il 36,6& delle imprese) importante soprattutto per i produttori più strutturati.

Se si esamina il fronte dei costi, invece, emerge in maniera lampante il “caso” beer firm, che non avendo un impianto proprio abbattono i costi di circa il 30%. D’altra parte queste imprese svolgono un ruolo estremamente importante per i produttori: quasi la metà di questi ultimi, infatti, produce anche per conto terzi, avvicinandosi quindi alla saturazione della capacità produttiva.

 

unionbirraialtis

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