Birre

Published on agosto 14th, 2014 | by Il Birrafondaio

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Birrificio Lambrate – Ghisa

Articolo tratto da Una Birra Al Giorno

Questa stout di uno dei pionieri del cosiddetto movimento della “birra artigianale” italiana, lo storico Birrificio Lambrate, aperto nel 1996 da Davide e Giampaolo Sangiorgi e Fabio Brocca, prende il nome da quel simpatico appellativo (el ghisa) “con cui, ancora oggi, i cittadini apostrofano i vigili urbani. Ci sono diverse teorie che cercano di spiegarne le cause: alcuni sostengono che derivi dalla vecchia uniforme nera indossata dai vigili, che ricordava appunto il colore dei getti di ghisa, mentre altri pensano che il nomignolo sia dovuto allo stemma di ghisa che gli stessi portavano sul caschetto. Ad ogni modo, la definizione più probabile pare sia riconducibile al fatto che il cappello a cilindro che i vigili indossavano nel 1860, ricordava appunto i tubi di ghisa di certe stufe o dei tubi di gronda (in dialetto chiamati “canon de stua”. Non è una delle birre “storiche” del Lambrate, che iniziò la propria attività producendo Montestella, Porpora e Lambrate, ma è tra quelle che in Italia hanno ottenuto più riconoscimenti: terza classificata in categoria 8 (Birre acide, affumicate o maturate in legno) a Birra dell’Anno 2006, seconda classificata all’Italian Beer Festival 2007 (categoria speciali), prima classificata all’IBF 2010 (Rauch beer) e secondo classificata a Birra dell’anno 2011(categoria birre affumicate).
Ne è stata realizzata anche una versione Imperial, che negli ultimi anni ha ottenuto altrettanti successi nei concorsi italiani, oscurando un po’ la sorella minore, ed una versione “Estiva” poi rinominata Petite Ghisa, dal contenuto alcolico ancora inferiore (3%).

Questa stout affumicata si veste praticamente di nero, con una cremosa schiuma color nocciola, fine e compatta, dalla buona persistenza. La ricerca dell’affumicato parte ovviamente dal naso; il birrificio chiama in causa la scamorza, a me ha ricordato più la pancetta affumicata; l’aroma offre altre sfumature interessanti che ricordano il cuoio, la pelle ed anche la carne (non solo la pancetta). Più tradizionali invece i sentori di caffè, di mirtillo e di cioccolato amaro. In bocca è poco carbonata, morbida e scorrevole, con un corpo a metà strada tra il medio ed il leggero. Ottima l’intensità del gusto (stiamo sempre parlando di una stout dalla gradazione alcolica modesta, 5%) che rispecchia quasi in toto l’aroma: caffè liquido, molte tostature, liquirizia, pancetta affumicata e di nuovo un qualcosa che mi ricorda il cuoio, la pelle e la carne. Molto pulita, facile fa bere, finisce amara con una notevole mole di caffè e relativa acidità. Ben fatta, con l’affumicato che non è assolutamente dominante ma che apporta solamente una gradevole sfumatura a quella che sarebbe ugualmente un’appagante stout.

Formato: 33 cl., alc. 5%, lotto OLGH010914, scad. 21/05/2015, pagata 4.80 Euro (foodstore, Italia)

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