Birre

Published on aprile 29th, 2015 | by Il Birrafondaio

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CR/AK Perfect Circle

Articolo tratto da Una Birra Al Giorno

Un debutto “a metà”, quello di oggi sul blog della CR/AK Brewery: un nome scelto apposta a simbolo della rottura con il proprio passato, quello di Birra Olmo che nacque come Beer Firm nel 2012. Dopo due anni di attività è stato compiuto il grande passo con l’acquisto di impianti propri (40 hl), e la conseguente scelta di ripartire quasi da zero: nuovo nome, nuove etichette, ricette nuove o rivisitate dalla mano del birrario Marco Ruffa, con alle spalle un’esperienza alla Buxton in Inghilterra e un semestre di gavetta da Brewfist; il birrificio ha trovato sede a Campodarsego, in provincia di Padova.

Da una loro stessa ammissione  su Cronache di Birra, il passato da beer-firm non è stato sempre soddisfacente: “complice la nostra inesperienza ci siamo affidati a birrifici non adeguati (per essere politically correct) che ci lasciavano, inoltre, poco spazio di manovra: così le prime cotte sono state un mezzo fallimento. Questo ci è servito da lezione: non è facile proporre birre di qualità, anche se si vendono sempre e comunque in un lampo fra amici, conoscenti e curiosi”. 
Il sito internet del nuovo birrificio, ancora in costruzione, riporta solo poche ma decise parole: “ci siamo rotti il cazzo, noi cuciniamo CR/AK.  Abbiamo fondato il birrificio non convenzionale CR/AK in un periodo in cui l’industria ci propina brodaglie imbevibili. Disobbediamo agli schemi e ci ribelliamo alla monotonia. Produciamo birre anticonformiste che osano abbinare ingredienti inusuali a massicce dosi di luppolo, ma con un chiodo fisso: equilibrio e pulizia. La rivoluzione è possibile solo condividendo tutto questo con voi ai quali scorre luppolo nelle vene come scorre a noi”.   Il “grido” non è poi così originale, se devo essere sincero: parole simili hanno guidato i primi passi di Stone  negli USA una ventina di anni fa e quelli di BrewDog in Scozia nel 2007.

Il nome  scelto (CRAK) non ha ovviamente nessun riferimento con la droga, anche se probabilmente non consentirà loro di esportare negli Stati Uniti, se mai ne avessero l’intenzione. In attesa del sito internet è molto attiva la pagina Facebook, con una comunicazione molto efficace che si sviluppa attraverso video ed immagini. Le prime bottiglie di CR/AK sono arrivate se non erro nel mese di Febbraio; la line-up al momento comprende alcune birre che hanno mantenuto lo stesso nome di Olmo  (la double blanche White Rabbit, la IPA Guerrilla e la Soul Stout) ed altre nuove: la  APA Mundaka, la Double IPA Perfect Circle, e una Strong Ale che omaggia il proprio passato, chiamata appunto “Olmo”.  Le bottiglie possono anche essere acquistate direttamente on-line, con spedizione in tutta Italia. Completamente rivisitate tutte le etichette, ora caratterizzate da una pulizia e da un minimalismo che mi hanno ricordato la scuola scandinava utilizzata da alcune famosissime berfirm danesi; la festa di inaugurazione si è svolta in birrificio il 21 marzo, con musica dal vivo tra i fermentatori.
Personalmente plaudo alla scelta di CR/AK di mettere in etichetta la data d’imbottigliamento, in modo che il consumatore sia a conoscenza del livello di freschezza di quello che sta acquistare: sarebbe utile però riportare anche la stessa informazione sul negozio on-line, a buon uso di chi desidera ricevere le birre a casa. Degna di menzione è anche l’iniziativa Crak Fresh, che applica lo stesso concetto anche ai fusti; ognuno di loro viene infatti dotato di un medaglione che riporta la data d’infustamento, da attaccare poi alle spine del locale. In questo modo anche chi si trova ad ordinare la birra al bancone sarà in grado di conoscerne la freschezza: bisognerà capire quanti esercenti avranno poi il coraggio di esporlo nel caso di un fusto un po’ datato.

 

Inauguriamo quindi la nuova gamma CR/AK con la Double IPA Perfect Circle:  bottiglia freschissima, imbottigliata proprio in marzo, che viene prodotta con l’aggiunta di sciroppo di agave Azul ed una luppolatura di Tomahawk, Apollo e Chinook.

Nel bicchiere è di un colore ambrato quasi limpido, con qualche riflesso ramato; ottima la persistenza della schiuma color avorio, compatta, fine e cremosa. Il naso offre un fresco e dolce benvenuto di frutta tropicale (ananas, mango, melone retato), pesca gialla matura, pompelmo;  in sottofondo qualche sentore di biscotto e di caramello. Pulizia, intensità ed eleganza rispondono “presente” all’appello.  Molto bene anche la sensazione palatale: birra morbida ma abbastanza scorrevole, corpo medio, carbonazione medio-bassa. Il gusto continua il percorso dolce intrapreso dall’aroma (mango, melone), con una solida base maltata di biscotto e caramello; l’amaro non si fa attendere, pungolando subito il palato con note resinose e vegetali, leggermente “pepate”. La bevuta prosegue e termina ovviamente amara, con un lungo retrogusto resinoso e qualche accenno terroso. Una Double IPA pulita e ben realizzata, con la freschezza (elemento chiave di tutta la categoria IPA) a garantirne un’ottima godibilità. La scelta è stata quella di realizzare una birra in linea con quelle che è attualmente la maggioranza delle IPA/DIPA italiane, che a loro volta hanno un ripreso l’interpretazione scandinava delle IPA West Coast: si procede per accumulo, molto dolce (caramello e tropicale) a bilanciare il molto luppolo/amaro. L’equilibrio funziona adesso che la birra è molto fresca, ma col passare dei mesi l’inevitabile deterioramento dell’equilibrio potrebbe minare in modo pericoloso la gradevolezza di bevuta: stappatela subito, quindi. La mia preferenza personale va decisamente per le IPA/DIPA West Coast più chiare e più “semplici”, più secche, ma è – appunto – una questione di gusto.

La mia impressione è limitata per adesso solo a questa bottiglia, ma si sembra evidente e netto il  miglioramento rispetto alle ultime Olmo da me provate: in bocca al lupo al nuovo percorso intrapreso dai ragazzi di CR/AK.
Formato: 33 cl., alc. 7.5%, IBU 75, imbott. 03/2015, scad. 03/2016, pagata 4.60 Euro.

NOTA: la descrizione della birra è basata esclusivamente sull’assaggio di questa bottiglia, e potrebbe non rispecchiare la produzione abituale del birrificio.

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