Approfondimenti

Published on giugno 13th, 2017 | by Il Birrafondaio

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Fermentazioni, la cronaca di Mario un “esordiente” al suo primo evento dedicato alla birra artigianale

Più volte negli ultimi mesi ci siamo trovati a discutere con tanti amici e colleghi che a vario titolo fanno parte del mondo della birra artigianale. Uno dei temi emersi più frequentemente è stato quello della peculiarità del mondo degli appassionati, dei frequentatori di festival ed eventi, insomma del pubblico con il quale chi vive di birra si deve confrontare quotidianamente.

Un pubblico fatto in larga parte da grandi appassionati, a volte anche troppo appassionati, competenti e curiosi. Un pubblico che però, per sua stessa natura, rappresenta un mercato quasi asfissiante per l’esercito di produttori e publican italiani.

Da sempre noi del Birrafondaio ci siamo interessati e abbiamo cercato di coinvolgere “tutti gli altri”, ovvero i tantissimi italiani che di birra si interessano ben poco e secondo i quali è solo una bevanda amara e molto gassata. Se il mondo della craft beer italiana vuole crescere e costruirsi un futuro è a queste persone che si deve rivolgere che deve incuriosire e far innamorare.

In occasione di Fermentazioni abbiamo deciso di cercare di vedere questo mondo con i loro occhi e abbiamo coinvolto Mario, un amico che da poco ha cominciato a scoprire questo mondo, e lo abbiamo lanciato come un missile teelguidato tra le spine di uno dei festival con la tap list di più alto livello che si possa trovare in Italia.

Ecco il diario della sua esperienza.

 

Un neofita delle birre artigianali a Fermentazioni

Neofita a chi?

Se ci fossimo conosciuti nel 2016 avremmo potuto parlare di calcio, musica, informatica, addirittura di autori latini, ma sicuramente non di birra.

Non so se tu che ora stai leggendo quest’articolo sei un esperto di birra, un guru del luppolo o un semplice appassionato del ramo.

Io nel 2016 non ero nessuno di questi, anzi, per me la birra era una bevanda amara e gassata da abbinare ad una pizza.

Per me le birre erano bionde, rosse o scure e “doppio malto” voleva dire “doppiamente amaro”.

Le uniche birre che riuscivo a bere erano la HB Weiss, la Paulaner o la Benediktiner da 50cl quando erano in offerta al supermercato.

In realtà ho sempre preferito il vino alla birra.

Poi dal 2016 le cose sono cambiate.

 

Inversione di rotta

Dal gennaio scorso mi sono trovato a lavorare con un ragazzo, un collega, oramai un amico, che fa parte del Birrafondaio ed ho scoperto un po’ di cose. Forse per la maggior parte di voi potranno sembrare assolutamente scontate ma per me sono state delle piccole rivelazioni.

La prima cosa che ho capito è che la birra è come il vino.

In che senso? Mi spiego: C’è un abisso tra un vino in brick ed un Amarone della Valpolicella, allo stesso modo c’è un abisso tra una birra industriale da 66cl ad 1€ ed una 33cl artigianale italiana.

La prima birra artigianale italiana che ho assaggiato è stata la Zest di Extraomnes. Un profumo intensissimo, leggera e piacevole da bere e poi alla fine sbam! Un cazzotto di amaro che ti stende, poi al secondo sorso il palato si abitua e alla fine lascia un lungo retrogusto in bocca. Non avevo il palato educato ad assaporare l’amaro e sicuramente la prima birra era tutt’altro che dolce eppure…. morale della favola non solo mi sono innamorato di quell’amaro ma in più ho voluto provarla con gli arrosticini di pecora (come suggerito dal birrificio).

 

Vi risparmio tutti gli assaggi che ho fatto a casa mia con gli amici tra salame di cinghiale di Norcia, formaggi vari e le varie birre artigianali di Canediguerra, Birrificio Italiano, Opperbacco e chi più ne ha più ne metta.

Morale della favola oltre alla cantinetta di vini che si aprono solo in determinate occasioni ora ho anche la mia personale raccolta di birre artigianali italiane da condividere con gli amici.

Perché una birra senza amici non è la stesa cosa.

Fermentazioni

Non appena ho saputo di Fermentazioni a Roma, non ho esitato un secondo ne ho parlato con i ragazzi del Birrafondaio che mi hanno proposto una sfida: provare a raccontare la mia esperienza in un evento birrario, senza filtri e senza paura di “sbagliare”.

Non so se voi sapete come funziona un beer event, io non lo sapevo.

All’ingresso ti danno un bicchiere con 3 tacche (10, 20 e 30 cl) poi ti compri i gettoni (1€ a gettone) e parti alla scoperta delle birre 1€ a tacca.

Io e mia cognata, appassionata anche lei di birra artigianale, arriviamo alle 20:00 di domenica.

Primo consiglio da ricordare per il prossimo evento: mai arrivare l’ultimo giorno dell’evento perché molte birre potrebbero essere finite, e così è stato. Vabbè, ci rifaremo la prossima.

Da esperto bevitore di vino ho pensato subito a mangiare per non stare a stomaco vuoto e poter bere con tranquillità.

Seconda cosa da ricordare: prima di partire con le degustazioni bisogna mangiare.

Vi risparmio maggiori dettagli sulla bontà del Trapizzino romano al pollo alla cacciatora solo perché stiamo parlando di birra.

È arrivato quindi il momento di entrare nell’area dedicata alla birra e l’impatto, a parte il caldo, è decisamente buono: decine di birrifici con spillatrici a rotta di collo! Il paradiso degli appassionati.

Conscio del fatto che non avrei mai potuto assaggiare tutte le birre presenti in un’unica “sessione”, con Matteo mi ero preparato un piano d’attacco.

Qui passiamo al consiglio numero 2: se hai poco tempo per degustare le birre preparati un piano, altrimenti ti perdi. Nonostante il poco tempo il mio piano di attacco è stato semplice da elaborare: prova birrifici che non hai mai assaggiato, prova tipi di birre che non hai mai assaggiato, assaggia tutte le birre del birrificio che conosci e che ti piace di più.

Detto fatto. Se mi chiedete quante birre ho assaggiato non ve lo so dire. Ma ho stilato una mia personalissima classifica delle 3 birre che mi sono piaciute di più e che mi hanno emozionato, si ho detto proprio emozionato. Inoltre c’è una “special mention”, la scelta di questa quarta birra è tutta farina di mia cognata che mi ha accompagnato.

Uno dei primi birrifici è stato Opperbacco, dove ho provato tutto! Ma la Bianca Piperita, per me, rimane un palmo sopra le altre.

Sono passato da Hammer ed ho assaggiato la “american wheat”, cavoli quant’è amara! Ma che profumo! Con la Spring (Amber Ale) sono sceso ad un amaro più gradevole per i miei gusti. Pollice in su per la Amber Ale. Della Hammer voglio assaggiare la Blanche “Asia”, vi farò sapere.

Amber Ale, IPA, Blanche… se penso all’anno scorso… comunque ci vuole tempo a capire i vari stili e soprattutto ad abbinarci un sapore ed una birra. Terzo consiglio: per imparare ad apprezzare le birre ci vuole tempo.

Podio e menzione speciale

Premetto che tra queste 3 non c’è una birra migliore dell’altra. Sono sicuramente tre birre che bisogna assolutamente provare nella vita.

Consiglio numero quattro: in modalità degustazione bastano 10 cl di birra per capire com’è. Non fate come mia cognata che quando trovava una birra che gli piaceva si riempiva il bicchiere fino all’orlo. In una degustazione l’importante è capire, assaporare e conoscere. Una volta scelte le birre siamo liberi di svuotare beer shop a manetta.

Cominciamo con la prima, una honey saison…. Rullo di tamburiiiiii. Tadaaa! La Meli Marigosu de “Il birrificio di Cagliari”

 

Nel mio piano di battaglia questo era uno tra i birrifici che già conoscevo e che “le devo assaggiare tutte”. E sono tutte buone! Quante serate a giocare a Zombicide in compagnia della Figu Morisca (con fichi d’India). Ma parliamo della rivelazione della serata: la Meli Marigosu. Chi ha detto che la birra non può contenere note dolci? Lo dicevo io! E sono ben contento di essermi sbagliato. Al palato è semplicemente fantastica! Ti lascia il palato soffice e morbido come un rennino appena uscito dal negozio. Una dolce e morbida pettinata alle papille gustative. “Ammappa che ‘bbona” sono state le mie parole dopo il primo sorso.

Andiamo con la seconda, una American IPA di primissima fascia che tra l’atro piace molto a mia moglie e mi sa che mi toccherà nascondere le 33 in frigo in fondo dietro la frutta. La “Fiera” di Birra dell’Eremo!

 

Che buona! Non conoscevo il birrificio ed ho seguito il consiglio di Matteo, “Fidati” mi ha detto, e mi sono fidato. Capperi che buona! Un profumo intenso all’olfatto, un amaro non troppo amaro, come dire… il cazzotto finale arriva ma è un cazzotto “morbido”.  Avrei voluto anche assaggiare la KO2 ma purtroppo era finita. Mannaggia a me che sono andato l’ultimo giorno! (vedi consiglio n°1). Se non conoscete il birrificio vi consiglio di andare in un beer shop e provare.

Andiamo con la terza birra, ma prima devo spendere due parole sul birrificio che la produce. È un birrificio di “cultori della catena del freddo” e questo è il motivo principale per cui non è facile trovare le loro birre, soprattutto alla spina. Stiamo parlando del Birrone e la birra che nomino è una fest bier a bassa fermentazione. La SD&R. Dove SD&R sta per Sex Drugs & Rock ‘n’ roll.

 

 

Che birra ragazzi! Una birra da festa, che vuol dire? Che ogni sorso ti mette il buonumore, speciale come una festa i 18 anni o come un cinquantesimo di matrimonio. Consiglio? Andate sul sito birrone.it e andate a vedere dove si possono assaggiare le loro birre. Loro sono veneti, un po’ fissati ma cavoli, ben vengano le loro fissazioni e la loro filosofia di birrai! E come dicono loro “Beer Happy”.

Passiamo ora alla menzione speciale. Una birra per la quale mia cognata ha speso non so quanti gettoni. Una birra dal sapore particolare, una smoked ottima da abbinare con pietanze cotte al barbecue. Dal sapore deciso, o la odi o la ami, mia cognata la ama. Di “Il birrificio di Cagliari” la “Mutta Affumiada”.

 

 

Volevo comprarmene una bottiglia ma già da venerdì erano tutte finite. Questo già vi fa capire la sua bontà senza mezze misure. Ci sarà chi vi dice che l’affumicato copre troppo chi invece che esalta la birra. Io vi dico, provatela e poi starà a voi decidere.

Conclusioni

Che dire, innanzitutto se sei arrivato a leggere fino a qui, ti dico grazie di avermi letto. Spero di non aver scandalizzato troppo i veterani e di aver fatto sorridere tutti coloro che come me stanno cominciando ad avvicinarsi al fantastico mondo della birra artigianale italiana. Inoltre ringrazio Matteo per i suoi sapienti consigli, ma soprattutto tutti i mastri birrai artigianali italiani che ci mettono impegno e passione per produrre delle vere e proprie perle di birra.

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