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Published on agosto 21st, 2014 | by Il Birrafondaio

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Lo sbarco in Normandia e l’operazione “pub volanti”

Poche settimane dopo lo sbarco in Normandia, per i soldati inglesi alla paura dello scontro armato con i nazisti si sommava un’altra preoccupazione: la mancanza di birra. Un problema logistico che venne risolto attraverso il sistema dei “flying pub” (letteralmente pub volanti): aerei militari con serbatoi di supporto sterilizzati e riempiti di litri e litri di birra.

A raccontare il curioso retroscena di uno dei momenti chiave della II guerra mondiale è Martyn Cornell, scrittore e giornalista inglese e  grande esperto di birra,  che sul suo blog racconta con dovizia di particolari quanto accaduto.

flyingpub

Il primo volo “ufficiale” di birra inglese risale al 12 luglio del 1944, a circa un mese dall’inizio dell’operazione, ma la prima consegna, racconta Cornell, sarebbe avvenuta appena una settimana dopo lo sbarco, quando il primo “flying pub”, uno Spitfire partito dal Sussex, trasportò a Bény-Sur-Mer, in Normandia, poco meno di 300 galloni di birra inglese.

Uno dei piloti coinvolti, il tenete canadese Lloyd Berryman, racconta: “Le istruzioni erano state più o meno queste: “prendi un paio di altri piloti e organizzati per svuotare i serbatoi di riserva e riempirli di birra”. Una volta arrivati nella zona delle operazioni militari i velivoli dovevano staccarsi dal resto della formazione ed atterrare su una pista in una zona sicura. “Dovevamo volare a oltre 13 mila piedi affinché la birra si mantenesse ben fredda”- spiega l’ex militare, al quale era stato detto che “i nazisti stavano avvelenando le fonti d’acqua”. In realtà, racconta il pilota, la pista sulla quale atterrarono era ben poco sicura ma, anzi, come gli spiegò il militare che lo accolse e gli consigliò di ripartire il prima possibile, si trovava sotto il tiro dei cecchini tedeschi.

Quattro giorni dopo un altro Spitfire volava dall’Inghilterra verso il nuovo aeroporto di Bazenville, dove scaricava un serbatoio pieno di birra.

Solo poche settimane ancora e i voli di aerei alleati da una costa all’altra per fare rifornimento di birra sarebbero diventati una costante, anche con velivoli più grandi e quindi più “capienti”. Il sistema inoltre, ricordano altri testimoni, non era riservato esclusivamente alla birra, ma anche al gelato. Del resto, scrive Cornell, l’esercito americano viaggiava con delle “gelatiere da campo”.

Il Time Magazine del 2 luglio del 1944 raccontava il servizio dei “flying pub”: i cacciabombardieri Typhoon che “prima di scagliare i loro razzi contro i Nazisti, scaricano i loro serbatoi ausiliari pieni di birra per le truppe”. Superati i problemi iniziali di conservazione, che davano alla birra un gusto poco piacevole, i rifornimenti successivi secondo le cronache dell’epoca “avevano proprio lo stesso sapore della birra del pub all’angolo”.

I “flying pub” avevano però un problema: somigliavano troppo ai caccia tedeschi e in più di un’occasione finirono per dover sfuggire al fuoco amico, soprattutto da parte dei piloti statunitensi che presto, però, impararono ad imitarli.

In pochi mesi il servizio fu perfezionato e quindi integrato nella logistica di supporto alle truppe, tanto che poco prima della fine dell’anno il governo decise di destinare una quota del 5% della produzione di birra all’approvvigionamento delle truppe. In pratica tutte le birre che per caratteristiche di lavorazione erano in grado di sopportare trasporto e tempi di stoccaggio più lunghi erano destinate alle forze armate. A questa misura si aggiunse la riduzione di forza lavoro nei birrifici a causa della necessità di evacuare la popolazione per proteggerla dalle offensive naziste. Il risultato fu una imprevista penuria di rifornimenti nel Paese, molti pub iniziarono ad aprire solo alcune ore perché non avevano sufficiente birra da vendere, che diede vita a quella che alcuni giornali dell’epoca chiamarono “panic drinking”.

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