Interviste

Published on febbraio 4th, 2016 | by Il Birrafondaio

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Sylvia Kopp racconta l’evoluzione del mondo della birra

Sylvia Kopp è uno dei primi cinque sommelier di birra del mondo. Giornalista, giudice di concorsi internazionali, “ambasciatrice” della “Craft beer” americana in Europa, tiene conferenze e seminari, presiede degustazioni, elabora menù di birra e scrive di birra e birrifici su diverse riviste di settore. Nel 2013 ha fondato insieme a Olav Vier Strawe la Berlin Beer Academy, una scuola per appassionati e professionisti del settore gastronomico desiderosi di esplorare il mondo della birra e di scoprirne i piaceri. In Italia è uscito recentemente il suo libro “Malto & Luppolo” (Gestalten / L’Ippocampo) e noi l’abbiamo intervistata per farci raccontare il suo modo di vedere il mondo della birra contemporaneo.

Come è nata la tua passione per la birra e quando hai deciso di farne un lavoro?
È stato in Belgio che ho cominciato ad apprezzare sempre di più la birra e a scoprire quanto il suo meraviglioso sapore potesse essere costruito nel corso del processo di birrificazione. Ricordo che ero stupita dalla varietà di birre presenti sui menù dei locali belgi, così come da quella di tutti gli uomini e le donne che si sedevano di fronte a tanti bicchieri differenti godendosi birre di diversi stili e colori.
E l’incredibile varietà di sapori! All’epoca era così diverso dalla “monocultura” della birra, dominata dalle Lager di produzione industriale, che caratterizzava la Germania.

Il mondo della birra artigianale in Europa sta assumendo dimensioni sempre più importanti, cosa vedi nel futuro di questo settore?
Sono veramente contenta che il movimento della “Craft beer” abbia raggiunto l’Europa e, tra tutti i Paesi, proprio la Germania. Questo movimento, caratterizzato dai sapori forti, dall’innovazione e dalla grande capacità di sperimentare, è la risorsa più importante per la cultura birraria a livello mondiale. Questa spinta dal basso ha ispirato molti birrifici di medie e grandi dimensioni che fino a quel momento erano intrappolati nelle loro tradizioni da troppo tempo. Addirittura i grandi gruppi ora stanno cercando di appropriarsi degli stili e della visione di questo movimento con l’obiettivo di diventare marchi “crafty”. Ma a guidare il movimento saranno sempre le startup basate sull’amore per la birra e la passione per la birrificazione. Nonostante i tentativi da parte delle grandi multinazionali di appropriarsi di questa realtà, la “Craft beer” sopravvivrà perché si tratta di prodotti veri fatti da persone reali con l’obiettivo di creare gioia in chi ne fruisce e questo soddisfa un bisogno più profondo nei consumatori. Gli amanti della birra vogliono entrare in contatto e confrontarsi con chi crea le birre che stanno bevendo. Vogliono scoprire cose nuove e apprezzano chi ha un approccio che va oltre la semplice volontà di fare soldi. La birra artigianale porta nel mondo molto più del semplice profitto e i consumatori premieranno questo atteggiamento in futuro.

Cosa pensi della “Craft beer all’italiana”? Credi che possa riuscire a far cambiare idea a un popolo di bevitori di vino?
Fin dal primo sorso, mi ha entusiasmato e illuminato. La maggior parte delle birre sono davvero deliziose grazie ad un grande equilibrio e a grandi sapori. Chiaramente oggi ci sono birre che rappresentano una maggiore “sfida”, e che potrebbero spingere il nostro palato ad andare oltre, come ad esempio i grandi “ibridi” prodotti con l’utilizzo di uva o mosto che trovo veramente eccellenti. Le prime birre di questo tipo potrebbero anche essere arrivate dagli Stati Uniti, ma gli italiani hanno portato questo stile alla perfezione.

Oltre a scrivere di birra e ad aver fondato la Berlin Beer Academy hai assunto il ruolo di “ambasciatrice” della “Craft beer” americana in Europa. Quali credi che siano le differenze principali tra Europa e Usa in questo ambito? Credi che i birrifici artigianali europei potranno arrivare ad avere dimensioni e diffusione simili a quelli americani?
In generale i mercati europei sono più piccoli e, soprattutto, più eterogenei e meno consolidati di quello americano. Gli Stati Uniti rimarranno sempre un terreno più fertile per le grandi innovazioni, in qualsiasi settore.
In Europa, soprattutto in Germania, è molto più difficile per i nuovi birrai imporsi. Mentre tutto cambia e si muove, anche negli Usa dove stanno entrando in gioco i grandi capitali, continuiamo a veder emergere nuovi birrifici. E questo è un buon segno.

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