Birre

Published on ottobre 28th, 2014 | by Il Birrafondaio

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To Øl/Mikkeller – Ov-ral Wild Yeast IIPA

Articolo tratto da Una Birra Al Giorno

Dopo averli avuti come allievi al liceo, Mikkeller ha tenuto a battesimo l’esordio di Tobias Emil Jensen e Tore Gynth, alias To Øl, nel business della birra con una double IPA collaborative chiamata Overall IIPA. La birra del debutto ha poi due sequel: ad uno viene aggiunto del caffè (Sleep Over Coffee IIPA) e all’altro vengono aggiunti lieviti selvaggi (brettanomiceti) per la rifermentazione in bottiglia.
Avevo parlato di Orval giusto ieri, con il tributo fattole da Toccalmatto e Prairie, e rieccomi ad affrontare il tema; questa Ov-ral Wild Yeast IIPA non rappresenta certo un tentativo di replicare la birra trappista, ma i due birrai zingari danesi non si sono fatti scappare l’occasione di giocare con le parole e trasformare l’Overall originale in una parola che richiama l’Orval e l’utilizzo dei brettanomiceti. Da notare che anche Mikkeller ha realizzato una birra-tributo all’Orval, chiamandola It’s Alive.
La ricetta della Ov-ral IIPA prevede una generosa luppolatura di Simcoe, Centennial, Amarillo e, oltre ai malti non specificati, fiocchi di avena.
Nel bicchiere si presenta di color ambrato, con sfumature ramate, opaco; impeccabile la schiuma, ocra, compatta e cremosa, fine, molto persistente. Il benvenuto è di frutta tropicale (ananas e mango) con pompelmo ed arancio; la pulizia è molto alta, l’intensità è buona mentre la freschezza non è purtroppo allo stesso livello e gli agrumi assumono la forma di una marmellata piuttosto che di un frutto appena aperto.

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L’alcool (10.5%) si fa sentire sin da subito, assieme a sentori di caramello e di biscotto. Ammetto di non amare particolarmente le birre in cui l’alcool alza troppo la testa (fatta eccezione forse per qualche Imperial Stout) e purtroppo in questa Ov-ral IIPA di alcool se ne sente davvero tanto. Visto il rimando all’Orval mi sarei aspettato per lo meno una Double IPA “subdola” dall’alcool molto ben nascosto che ti presenta il conto solamente alla fine del bicchiere. Ma qui la bevuta inizia invece in salita sin dai primi passi e procede piccoli sorsi, con note di biscotto, caramello e marmellata d’agrumi, qualche traccia di frutta tropicale ed un finale amaro abbastanza intenso, resinoso e terroso. La birra è solida, ben fatta, molto pulita e mette in mostra i muscoli a discapito della bevibilità, obbligando ad un lento sorseggiare che dopo un po’ si trasforma in noia, visto che il gusto non offre una complessità tale da favorire la cosiddetta “meditazione” o contemplazione. Rimango abbastanza perplesso dall’utilizzo di lieviti selvaggi in una Double IPA (ed anche nelle IPA): i brettanomiceti hanno bisogno di tempo (mesi) per farsi notare mentre qualsiasi Double IPA andrebbe bevuta fresca. Non so che ceppo di Brettanomiceti sia stato usato ma, considerata l’assenza completa delle “puzze” tipiche dei “bretta” Lambicus e Bruxellensis, la mia ipotesi va in direzione dei Claussenii. Mi è sembrata comunque una birra abbastanza inutile, anche se ben fatta, dalla bevibilità davvero limitata e quindi la negazione della Orval stessa. Ma, in uno sterminato portfolio brassicolo come quello di To Øl e Mikkeller, qualche passo falso può anche capitare.
Formato: 33 cl., alc. 10.5%, scad. 09/07/2016, pagata 5.00 Euro (beershop, Italia).

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