Interviste

Published on ottobre 30th, 2014 | by Il Birrafondaio

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VECCHIA ORSA: Quando una birra cambia la vita e resiste al terremoto

Quella del birrificio Vecchia Orsa è una storia fatta di coraggio e testardaggine, oltre che di litri e litri di ottima birra. Sono passati sette anni, era il 2007, da quando a Crevalcore, paesino in provincia di Bologna, i soci della cooperativa sociale Fattoriabilità hanno deciso di cominciare a produrre birra artigianale e non è bastato un terremoto a fermarli.

“Tutto – spiega Daniele uno dei soci della cooperativa – è partito dalla volontà dei fondatori della cooperativa di dare vita a un progetto che generasse opportunità occupazionali e di inserimento lavorativo per persone svantaggiate, attraverso la creazione di un prodotto legato al lavoro e alla terra, da qui il nome Fattoriabilità. Tutto questo senza tralasciare l’attenzione a tematiche didattiche e di attività assistite con gli animali. Allora come oggi, infatti, oltre alla produzione di birra, i progetti sviluppati sono legati al contributo di cinque asinelle, attraverso attività ludico-didattiche e riabilitative, dedicate a scuole o a ragazzi con problemi e disabilità psicofisiche”.

vecchia orsa

La svolta, in senso brassicolo, arriva un anno dopo quando, dall’incontro tra i fondatori del progetto e due giovani, tra cui un educatore, si comincia a fare strada l’ipotesi di produrre birra. Ed è da qui che comincia la storia della Vecchia Orsa (nome che deriva dalla corte che ha ospitato il primo impianto nella fattoria di Crevalcore) che negli anni è stata capace di conquistarsi rispetto e apprezzamento da parte del mondo della birra artigianale.

La birra diventa rapidamente un mezzo per far conoscere e promuovere le attività della cooperativa, ma Daniele sottolinea un aspetto che reputa fondamentale: “Sicuramente per noi la produzione di birra è un importante veicolo di informazione sul progetto. Ma il fatto di essere competitivi sul mercato, e di esserlo con il nostro prodotto e non con la nostra storia, ha una valenza estremamente importante”.

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Poi arriva però il terremoto del maggio 2013 e, insieme a parte della struttura, sembrano destinate a crollare le prospettive del birrificio. “Ci siamo ritrovati senza la possibilità di poter continuare il nostro lavoro – racconta Daniele -, senza la possibilità di portare a termine le produzioni in atto e senza lo spazio per poter conservare la birra. In quel momento abbiamo potuto riscontrare quanto ci fossimo conquistati il rispetto e il sostegno da parte di una comunità vastissima, non solo legata al nostro territorio o al mondo della birra”.

Grazie a tutte quelle persone e associazioni, il cui nome campeggia nella grafica di un aquilone in birrificio, la Vecchia Orsa è riuscita a far ripartire la produzione, facendosi “ospitare” da alcuni birrifici, e ha trovato una nuova casa a S. Giovanni in Persiceto. Il 20 aprile 2013 la Vecchia Orsa ha ricominciato a lavorare a pieno ritmo (il birrificio impiega circa 15 persone tra lavoratori, volontari e partecipanti a tirocini formativi e stage) e a ricevere riconoscimenti, ma, sottolinea Daniele, deve ancora ricevere dei fondi destinati alla ricostruzione: “Il nostro progetto è stato riconosciuto valevole del contributo pubblico per il valore del progetto imprenditoriale, eppure non abbiamo ancora ricevuto nulla”.

Fattoriabilità

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